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Open Sport alla Triennale di Milano, venite a salutarmi!

Quest’anno è successa una cosa fantastica: la prestigiosissima Triennale di Milano ha aperto le sue porte fatte di design e grafica (e non solo) anche allo sport. Tutto questo grazie al volto noto di Sportitalia Daniela Scalia con la collaborazione di Zero e Open.

Ma io che c’entro? C’entro che il mio (nuovo) blog Daily Pinner mi sta dando un sacco di soddisfazioni, tanto che sono stata personalmente invitata a partecipare in veste di blogger a una giornata di discussione in cui si parlerà del rapporto tra nuovi media, sport e giornalismo con 5 grandi nomi del panorama giornalistico italiano.

Interessante, vero?
Se volete saperne qualcosa in più, cliccate sul mio articolo del Daily Pinner in cui parlo di questo evento in particolare.
Se poi siete in giro per Milano o volete farvi una bella gita nella capitale lombarda, ci vediamo Sabato 31 marzo alle 12.30 presso Triennale Lab!

Open sport raccontare lo sport oggi

Uenuku dopo RWC – rimanete con noi!

Vi abbiamo tenuto compagnia durante tutto lo svolgimento dei mondiali di rugby in Nuova Zelanda. Abbiamo raccontato le curiosità, le storie più tristi e quelle più divertenti. Abbiamo letto i diari dei giocatori e chiacchierato con parenti e amici dei protagonisti del torneo. Abbiamo condiviso con voi le emozioni speciali del mondiale neozelandese.

E pensavate che Uenuku chiudesse il 23 ottobre? Ebbene, no.
IlGrillotalpa continuerà ad ospitare la rubrica a cadenza settimanale – più o meno. Continueremo con i focus, le curiosità e le polemiche ovali, per guardare sempre oltre il risultato del campo.

Ringrazio l’amico Paolo Wilhelm per la fiducia e la stima che mi dimostra ogni giorno. Che sembra una cosa scontata, ma non lo è!
Ringrazio anche tutte le persone che hanno seguito e commentato la rubrica sul sito e sulle pagine Facebook, sia la mia che quella de IlGrillotalpa. Vedere aumentare ogni giorno il numero dei lettori è davvero gratificante.

Allora segnatevi di nuovo l’indirizzo di Uenuku su IlGrillotalpa e iscrivetevi ai feed, così sarete sempre aggiornati sui nuovi articoli!

Uenuku, i colori del mondiale di rugby su ‘Il Grillotalpa’

La Coppa del Mondo di rugby in Nuova Zelanda è troppo lontana? Il fuso orario ti uccide e non puoi vivere per un mese come un vampiro? Sei stanco delle solite notizie di cronache e partite?

Niente paura! Arriva “Uenuku, tutti i colori del mondiale“, la nuovissima rubrica de Il Grillotalpa frutto della collaborazione tra me e il bravissimo collega e amico Paolo Wilhlelm.
‘Uenuku’ in lingua Maori significa ‘arcobaleno’, e proprio le girandole di colori, allegria e curiosità saranno il cuore delle nostre news.
Tutto quello che ruota attorno alla manifestazione iridata, dalle feste in piazza ai gossip, passando per le immagini più folkloristiche ed eccentriche che faranno da cornice dell’evento sportivo mondiale dell’anno le troverete da noi.

Dal 9 settembre allora sintonizzatevi su Il Grillotalpa, ci sarà da divertirsi!

Italia sul tetto del mondo: il Settebello è tornato

Foto da repubblica.it

C’era una volta, e c’è ancora. C’era una volta il Settebello, quell’asso pigliatutto degli anni ’90. Ebbene, il Settebello è tornato. Come nelle fiabe più belle, il sogno dei ragazzi di Alessandro Campagna si è avverato: sono loro i campioni del mondo, dopo 17 anni di assenza dal gradino più alto. Una vittoria costruita pazientemente, giorno dopo giorno, con coraggio, sacrificio e determinazione. Sembrano lontani i caldi giorni di Roma 2009, quando la stampa vessava il Settebello, solo undicesimo ai campionati iridati. Ma le parole di Campagna sono state profetiche: “Dateci il tempo di lavorare”. E così il genio della nazionale – così i suoi ragazzi lo definiscono – ha costruito una squadra tenace, che non demorde e non si spaventa davanti ai maestri della Serbia, gli All Blacks delle piscine. La fame di vittoria ha sostituito il timore reverenziale, e questo la Serbia l’ha capito nel modo – per loro – peggiore possibile.

“Speriamo di darvi tante gioie” ha scritto in un sms Stefano Tempesti ai suoi amici di Recco, che affollavano il bar della piscina, televisore sintonizzato su Shangai. E il messaggino del super capitano azzurro, il miglior portiere del torneo, è stato di buon auspicio. La speranza è diventata certezza dopo due tempi supplementari, durante un match fisicamente molto duro ed equilibrato, dove le due squadre si sono rincorse in un’altalena di gol e di brividi. E chi sbaglia, perde. Chi non ha sbagliato niente è stato proprio Tempesti, che para anche due rigori. A decidere la partita un gol del solito (per fortuna) Maurizio Felugo, un Pollicino rispetto ai giganti dell’acqua, ma un grande campione sempre pronto a tirare fuori dal cilindro qualche giocata letale.

Foto da repubblica.it

É d’obbligo citare tutti i tredici protagonisti di questa impresa: Aicardi, Deserti, Di Figari, Gallo, Presciutti, Gitto, e poi Perez, Fiorentini, Giorgetti e Figlioli, che portano in casa Italia il sapore di Cuba, della Croazia, dell’Ungheria e dell’Australia, riflettendo sullo specchio d’acqua la nuova, bellissima realtà multietnica dell’Italia contemporanea. E poi loro, Tempesti e Felugo, i due fuoriclasse più d’esperienza, il trait d’union tra un ciclo e l’altro, le anime pulsanti di un gruppo straordinario.

Ma il miracolo del Settebello non si ferma alla medaglia d’oro, e a quel tuffo in accappatoio che strappa ogni protocollo di cerimonia. Ho visto e sentito tanti tifosi intorno a loro. Vecchi amanti della pallanuoto galvanizzati dai successi degli anni passati del Setterosa e poi dalla cavalcata implacabile degli azzurri, che durante il torneo non hanno perso un colpo. Ma soprattutto, ho visto e sentito neofiti, persone giovani e meno giovani affascinate da una finale mondiale, e che hanno seguito il match emozionandosi e soffrendo assieme alla panchina azzurra. Il miracolo di riavvicinare gli italiani a questo magnifico sport che tante glorie ha dato alla nostra bandiera sembra iniziato di nuovo. L’appuntamento a cinque cerchi di Londra non sembra più un sogno lontano: non ci resta che ringraziare Campagna e i suoi ragazzi, e dire loro quanto orgoglio ci porta questo storico successo.

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Una Haka per onorare un amico.

Foto di Adrian Pratt

I soldi e il business che animano il mondo di oggi a volte ci fanno dimenticare il sapore autentico di quelle tradizioni antiche celate dietro il marketing e l’appeal che gli sponsor sono tanto bravi a costruire. Esempio di ciò è la Haka dei mitici All Blacks, che ancora oggi in Nuova Zelanda custodisce significati profondi e radicati nel vivere quotidiano di una comunità.

A raccontarci un alternativo e splendido spaccato di vita kiwi è Adrian Pratt, americano che vive a Wellington da qualche anno. Adrian ha un blog dove racconta con gli occhi yankee le vicende di Aoteaora e dei suoi due figli, Ewan e Morgan. La squadra di quest’ultimo sabato scorso si è resa protagonista di un evento toccante e particolare: una Haka per onorare la mamma di un loro compagno, morta qualche giorno prima. La maglia del loro amico – assente – al centro del campo, gli avversari in fila davanti a loro, i genitori che li osservano da lontano, e la loro danza preparata con cura. C’è anche una troupe di TVNZ, ma anche la mano non troppo ferma di Adrian, che ha ripreso tutto in questo video.

 

La Haka dei ragazzi è intensa e minacciosa, proprio come quella dei loro eroi tuttineri, e sprigiona tutto l’influsso magico che un rituale così affascinante può regalare. Adrian sul suo blog racconta che se fosse stato un avversario si sarebbe davvero intimorito, ed effettivamente poi il team di Morgan ha vinto per 60-10. Inoltre, Adrian scrive: “La Haka è comunemente associata agli All Blacks, ed è stato un onore ulteriore per me guardare la squadra di Morgan che la eseguiva.”

Una danza per intimidire i nemici, che oggi è anche un modo per esprimere solidarietà e affetto a un compagno in difficoltà. Un gesto di profonda amicizia che trascende la moda e la pubblicità che spesso si abbinano alla Haka, ma che ci ricorda qual è il significato implicito e latente di questo rituale: comunicare e cementare i sentimenti di unione e sostegno all’interno di un gruppo. E loro, i ragazzini di Wellington, lo hanno dimostrato alla grande.