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Cagliari Edition – presentazione Ritualità della Morte in Barbagia

Il mio libro numero due sbarca anche a Cagliari! Merito dell’associazione culturale e studentesca Terra Mea, in collaborazione con l’Ersu.

Chi ha già sfogliato questo sito sa bene di cosa parla il mio Ritualità, un saggio che affronta i contemporanei rituali della morte barbaricini con un attento sguardo a quelli del passato. Un viaggio nella tradizione popolare, per capire cosa ci ha cambiati, e cosa non cambia mai.

Ad introdurre il libro ci saranno le attente osservazioni di Rita Mattana.
Cagliaritani in lettura, allora ci vediamo tutti quanti il 22 dicembre alle ore 18.00 presso la sala Maria Carta della casa dello studente di va Trentino! Qui sotto trovate la locandina.

E se pensate che tutto questo non c’entri nulla con l’imminente Natale… venite a scoprire cosa mi sono inventata per farvi ricredere ;)

Asd Rugby Nuoro, storia di ordinaria passione.

Questa è una storia comune, il racconto di una battaglia giornaliera in cui molti lettori probabilmente rivedranno la propria quotidianità. É una storia comune e dispiace che lo sia, per l’amore per lo sport e lo zelo che dimostra chi il rugby lo fa tutti i giorni, dal basso, con umiltà e pazienza, superando difficoltà che sarebbero insormontabili, se non fosse che i rugbisti sono davvero cocciuti.

La scommessa. É la storia di un manipolo di amici che nel 2007 decide di fondare un’associazione sportiva di rugby a Nuoro. Di questi amici sono rimasti Antonello e Davide, che con Alessio, Pietro e Vanna mandano avanti la loro scommessa. Li incontro nella palestra di una scuola, agli allenamenti degli under 8,10,12 e under 14. Fuori, in un campo incolto, lo striscione della società. “Quello è il nostro campo di patate. – dice Davide - Ce l’ha prestato un privato e tra qualche mese sarà il campo per i bambini.
Mi accolgono con calore e ospitalità, e mi regalano due gadget. Li tolgono fuori da un bugigattolo a fianco alla palestra, piccolo ripostiglio di uno stanzone di 30 mq pieno di cianfrusaglie e calcinacci.
Vedi, come siamo combinati? – continua Davide - Ci hanno dato questo spazio per tenere le nostre cose, ma se non fosse per la burocrazia inconcludente, questo posto sarebbe una club house perfetta. I genitori dei ragazzi si sono offerti di rimetterla a nuovo, ma niente: questo posto non si tocca, non ce lo danno. E così siamo senza sede.

La sede. Nomadi. Senza casa. É forse la prima difficoltà che l’ASD Nuoro Rugby si è trovata ad affrontare. Una mancanza non solo materiale, ma anche psicologica. “Non avere una sede fissa significa non poter dire a un neofita: “Ehi, noi siamo in tale posto, vienici a trovare!”. E questo è un punto a nostro sfavore. Che sicurezza può dare a livello psicologico un club che non ha una casa propria? ”, spiega Pietro.
Ma non solo. – aggiunge Davide – Non abbiamo un posto dove vedere le partite di rugby insieme ai ragazzi, perché insegnare loro il rugby è anche convivialità, voglia di stare insieme e guardare, parlare e imparare dai “grandi” della palla ovale.

Logistica. Gli allenamenti dei giovani sono terminati, i ragazzi mi offrono un caffè al bar dove lavora Alessio. Ma gli under 16 e i senior dove si allenano?, mi chiedo. “Al campo CONI.”, mi rispondono subito. Già, il campo di atletica di piazza Veneto, praticamente l’unica struttura comunale disponibile per tutte le società sportive che non praticano calcio. Il campo dello stadio Quadrivio è off-limits, perché lì si allena solo la Nuorese, la più famosa tra le società di calcio della città. Il camposcuola di piazza Veneto – così lo chiamano i nuoresi – è l’ultimo, carissimo baluardo per gli altri sport. E anche al camposcuola i problemi non si fanno desiderare.
Oltre al costo per la fruizione dello spazio, molto alto per tutte le società, ci sono anche i problemi legati alla convivenza di vari sport: se si allenano altri sport, il calcio, o l’atletica, i pali non si possono montare, a meno che non si tratti di una partita ufficiale. É una delle assurde regole del gestore del campo, come quella che quando piove non ci si può allenare. Dicono che con il terreno bagnato il campo si rovina.
Ma la cosa più grave è che i fari alti della struttura non vengono mai accesi. “In pratica d’inverno non si vede un accidente. I nostri ragazzi non sanno calciare perché se proviamo un up and under rischiamo di farci male, perché non vediamo l’ovale. E anche dalla piazzola i nostri non se la cavano bene. Calciare senza pali è difficile.” dice Davide. “Però almeno sono bravi alla mano!”, ride Pietro tra il serio e il faceto.

Diffidenza. Nonostante questo, però, il rugby piano piano sembra crescere, a Nuoro. Alcune scuole hanno risposto positivamente alla richiesta di Pietro e co. di poter spiegare il rugby all’ora di educazione fisica. E i risultati sono sorprendenti. “C’è molta curiosità verso il rugby. Le ragazze in particolare si sono proprio innamorate della palla ovale, e chissà che non possa nascere un progetto almeno per il seven rosa, più in là. Il rugby suscita interesse e fascino, soprattutto quando i ragazzi capiscono che non è uno sport violento. C’è contatto, ma non c’è violenza gratuita.”, racconta Davide. Il solito pregiudizio che attanaglia il rugby è anche a Nuoro un alto muro da scavalcare, specie se i primi a sbatterci la testa sono i genitori. “Molte mamme portano i figli e hanno paura che si facciano male perché è uno sport violento, dicono. O peggio ancora, non ce li portano perché i ragazzi hanno troppi impegni, o sono i genitori stessi che non hanno tempo per accompagnare i figli. Questa vita frenetica ammazza lo sport e i ragazzi.” commenta mestamente Vanna.

Federazione e colori della maglia. Un ulteriore ostacolo per la crescita del rugby a Nuoro (e in Sardegna) risiede nelle direttive che la Federazione ha posto per la presenza dei club ai vari campionati di categoria.
Per carità, sono dettami anche giusti, ma troppo rigidi per una regione come la Sardegna. Questi paletti rischiano di tarparci le ali. A Treviso e Rovigo magari hanno anche senso, ma qui dove siamo in pochi è dura.” dice Alessio.
Ed effettivamente, non è semplice essere presenti a tutti gli eventi e a far giocare i ragazzi, considerando il numero dei tesserati in relazione alla densità di popolazione nel territorio. In sintesi: poche, pochissime squadre in un’isola grandissima con gli eventi per categorie che si accavallano in luoghi diversi negli stessi giorni, a cui si aggiunge un numero poco folto di tesserati. Ma questo sembra essere forse l’ultimo problema dei dirigenti del rugby Nuoro, che anche stavolta riescono a vedere il lato buono della faccenda.
Non avevamo i numeri richiesti dalla FIR per partecipare al campionato under 14, e allora i nostri si sono uniti alle giovanili del Cagliari. In questo modo, il Cagliari ha partecipato al campionato senior, e i nostri ragazzi a quello giovanile. É incredibile quanto siano maturati come giocatori e come persone in pochi mesi di partite. Una crescita esponenziale.” decanta allegro Pietro. E quando gli chiedo se a loro dispiace perdere l’identità di squadra – intesa come società che partecipa indipendentemente al campionato – la risposta è di quelle che ti fanno comprendere cos’è davvero il rugby.
Un po’ ci dispiace, ma l’importante è che i ragazzi giochino. É capitato durante i tornei che i ragazzi di altre squadre indossassero la nostra maglia perché non arrivavamo a 15 per giocare, e viceversa fanno i nostri. É bello avere un’identità di gruppo, ma è ancora più bello quando questo senso del gruppo supera il colore della maglia, basta che si giochi. Le classifiche sono belle ed è giusto buttarci un occhio, ma la nostra priorità è prima di tutto insegnare il rugby e i valori autentici dello sport a questi giovani campioni.” conclude Davide.

Il sogno. Sognano una squadra senior, i cinque di Nuoro, una squadra che per vari motivi non riesce a disputare un campionato, come ha fatto due anni fa: lavoro, problemi tecnici, adolescenti che salutano la città natale per andare a studiare dove l’università c’è davvero, come Sassari o Cagliari. Alcuni dei senior di Nuoro giocano a Olbia e Oristano, e sono orgogliosi alfieri della loro città. Perché il barbaricino è un tipo tosto, che sia un pilone o un’ala.
Il sogno di questi cinque rugbisti non tentenna nemmeno per un istante, nemmeno dopo l’elenco di tutti i problemi e problemucci di cui sopra. Ma non vi viene mai voglia di mollare tutto?, ho chiesto. Pietro e Davide hanno riso di cuore, prima di rispondermi.
A volte penso: ma perché non me ne sto a casa a dormire, la domenica? E invece mi ritrovo in un anno a fare 10 mila chilometri di trasferte. – dice Davide – Perché quello che ti danno questi ragazzi, quello che ti dà il rugby è una cosa che solo chi ha giocato può capire davvero.
Noi davanti ai problemi non ci fermiamo. – aggiunge Pietro – Quando vedi questi ragazzi che giocano e diventano grandi, non puoi fermarti. Non puoi.

Lo sport a Nuoro sta morendo, ed è un peccato perché Nuoro era un esempio virtuoso per le altre città, dove tutti gli sport minori sono sempre riusciti a ritagliarsi un proprio angolo e a fare bene. E se lo sport a Nuoro, agonizzante, ha ancora una speranza di riprendersi e vivere, è anche grazie a persone come Antonello, Alessio, Davide, Pietro e Vanna.

Foto per gentile concessione di Asd Nuoro Rugby.
Per info sulla Nuoro Rugby andate sul loro sito  o sul gruppo Facebook.

 

QUESTO ARTICOLO LO TROVI PURE SU IL GRILLOTALPA

Presentazione di Ritualità della Morte in Barbagia

Cari lettori,

che fate domenica 19 dicembre alle 19.00?
Qualunque cosa voi facciate, fiondatevi al Trittico Ironico di Nuoro, in Viale Sardegna 37!
Cosa succede?
Ci sarà la presentazione di Ritualità della Morte in Barbagia, ovviamente con la sottoscritta presente e pronta a dire una valanga di cose interessanti sull’argomento… e a risvegliare la vostra passione per le arcane tradizioni isolane.
Io ci sarò, e voi? Suvvia, anche se è domenica le partite sono già terminate!

Vi aspettiamo!

Articolo su Ritualità della Morte

Ieri sul quotidiano La Nuova Sardegna è stato pubblicato un articolo che parla del mio secondo libro, Ritualità della Morte in Barbagia.

Spero che riusciate a leggerlo, anche se è scritto in piccolo!
Se invece le vostre retine non ce la fanno proprio, scaricate il file jpeg e ingranditelo usando il programma di visualizzazione di immagini del vostro pc o mac.

Buona lettura!

E’ uscito Ritualità della Morte in Barbagia!

Credevate che vi lasciassi sotto l’ombrellone senza un altro saggio tutto da leggere? Come avrei potuto mai?! No, ovviamente.

E’ arrivato ieri, fresco fresco di stampa Ritualità della Morte in Barbagia, un affresco sui riti funebri della mia amata terra.
No, non è noioso e sì, anche qui ho condito le mie interessanti argomentazioni con interviste e battute divertenti degli intervistati.

Cosa è cambiato del rito funebre ai giorni nostri?
Cosa si nasconde dietro l’arcana tradizione dei fieri sardi, che continuano a celebrare la morte con ritualità plurisecolari?
Esiste e agisce ancora s’Accabadora, la donna che uccideva i moribondi?
Chi sono le Panas?

Dunque venghino venghino, siori e siore! Il il libro è distribuito in tutta la Sardegna (e non solo) ed è presente nelle librerie online.
Trovate maggiori info sul sito e sulla pagina Facebook di Zenìa Editrice… oppure chiedete alla sottoscritta: sarò molto felice di riempirvi di ciance!