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Uenuku, i colori del mondiale di rugby su ‘Il Grillotalpa’

La Coppa del Mondo di rugby in Nuova Zelanda è troppo lontana? Il fuso orario ti uccide e non puoi vivere per un mese come un vampiro? Sei stanco delle solite notizie di cronache e partite?

Niente paura! Arriva “Uenuku, tutti i colori del mondiale“, la nuovissima rubrica de Il Grillotalpa frutto della collaborazione tra me e il bravissimo collega e amico Paolo Wilhlelm.
‘Uenuku’ in lingua Maori significa ‘arcobaleno’, e proprio le girandole di colori, allegria e curiosità saranno il cuore delle nostre news.
Tutto quello che ruota attorno alla manifestazione iridata, dalle feste in piazza ai gossip, passando per le immagini più folkloristiche ed eccentriche che faranno da cornice dell’evento sportivo mondiale dell’anno le troverete da noi.

Dal 9 settembre allora sintonizzatevi su Il Grillotalpa, ci sarà da divertirsi!

Una Haka per onorare un amico.

Foto di Adrian Pratt

I soldi e il business che animano il mondo di oggi a volte ci fanno dimenticare il sapore autentico di quelle tradizioni antiche celate dietro il marketing e l’appeal che gli sponsor sono tanto bravi a costruire. Esempio di ciò è la Haka dei mitici All Blacks, che ancora oggi in Nuova Zelanda custodisce significati profondi e radicati nel vivere quotidiano di una comunità.

A raccontarci un alternativo e splendido spaccato di vita kiwi è Adrian Pratt, americano che vive a Wellington da qualche anno. Adrian ha un blog dove racconta con gli occhi yankee le vicende di Aoteaora e dei suoi due figli, Ewan e Morgan. La squadra di quest’ultimo sabato scorso si è resa protagonista di un evento toccante e particolare: una Haka per onorare la mamma di un loro compagno, morta qualche giorno prima. La maglia del loro amico – assente – al centro del campo, gli avversari in fila davanti a loro, i genitori che li osservano da lontano, e la loro danza preparata con cura. C’è anche una troupe di TVNZ, ma anche la mano non troppo ferma di Adrian, che ha ripreso tutto in questo video.

 

La Haka dei ragazzi è intensa e minacciosa, proprio come quella dei loro eroi tuttineri, e sprigiona tutto l’influsso magico che un rituale così affascinante può regalare. Adrian sul suo blog racconta che se fosse stato un avversario si sarebbe davvero intimorito, ed effettivamente poi il team di Morgan ha vinto per 60-10. Inoltre, Adrian scrive: “La Haka è comunemente associata agli All Blacks, ed è stato un onore ulteriore per me guardare la squadra di Morgan che la eseguiva.”

Una danza per intimidire i nemici, che oggi è anche un modo per esprimere solidarietà e affetto a un compagno in difficoltà. Un gesto di profonda amicizia che trascende la moda e la pubblicità che spesso si abbinano alla Haka, ma che ci ricorda qual è il significato implicito e latente di questo rituale: comunicare e cementare i sentimenti di unione e sostegno all’interno di un gruppo. E loro, i ragazzini di Wellington, lo hanno dimostrato alla grande.

 

Graham Henry tra All Blacks e RWC: lascia o raddoppia?

Graham Henry mette le mani avanti, ma a modo suo. Infatti è di questi giorni la notizia secondo cui il coach All Blacks deciderà solo a novembre il suo futuro lavorativo. Una scelta che secondo i maliziosi è dettata dall’esito mondiale, ma che Henry smentisce con la solita punta polemica nei confronti dei suoi detrattori. 

Nessuna porta chiusa per l’head-coach tuttonero che non esclude quindi la possibilità di lasciare il suo ruolo per allenare altre squadre in Nuova Zelanda. Le chiacchiere intorno al suo futuro post-mondiale si fanno sempre più insistenti, e le strade più accreditate al momento sono due: in caso di vittoria mondiale, il sessantacinquenne Henry potrebbe continuare a sedere nella prestigiosa panchina nazionale. Dall’altra parte l’ipotesi è che possa passare la mano al suo vice Steve Hansen, che ultimamente sta lavorando davvero bene alle sue spalle.

Alle domande della stampa, Henry ha risposto con una certa ironia, ma sottolineando con fermezza il suo ruolo di tecnico e quanto questo sia indipendente dalla grande squadra che prepara.
“La mia carriera da allenatore non dipende certo dall’esito in Coppa del Mondo – ha dichiarato – Anche se sono sicuro che per molte persone è così! Per ora non penso al futuro, è giusto che mi concentri solo sul mondiale, poi a novembre potrò pensare al da farsi.”

Durante l’ultima conferenza stampa degli All Blacks è stato anche spiegato il programma di preparazione e avvicinamento dei tuttineri alla Coppa del Mondo.
I 30 selezionati per il Tri Nations verranno convocati il 10 luglio. La speranza dei selezionatori è che il gruppo costituisca gran parte della formazione mondiale, sebbene sono consci che gli infortuni costituiranno una variabile impazzita.
I rientranti dagli infortuni, come Israel Dagg, Colin Slade, Tony Woodcock e Iasia Toeava, avranno modo di riprendere la giusta forma durante la ITM Cup. In questo senso anche McCaw potrebbe avere più tempo per recuperare dall’infortunio al piede che a febbraio è stato forse troppo sottovalutato.
Tutto lo staff All Blacks ha monitorato le vicende del Super 15 e i giocatori protagonisti, dando anche un attento sguardo ai campionati europei per tenere d’occhio gli avversari, così come avevano fatto nel novembre scorso con gli Springboks e i Wallabies.
La squadra ufficiale che parteciperà alla Coppa del Mondo sarà nominata il 23 luglio a Brisbane, in occasione dell’ultima giornata del Tri Nations contro l’Australia.
Non sono mancate comunque le solite polemiche del coach, soprattutto riguardo le nomine degli arbitri mondiali (6 dell’emisfero Nord e 4 del Sud): Henry chiede maggiore coerenza e una standardizzazione nelle interpretazioni arbitrali, che secondo lui sono ben differenti tra arbitri di diversi emisferi. Una polemica che al solito ha sollevato un polverone, nonostante tutto il mondo ovale sia abituato alle lamentele di Henry a proposito.

Il coach All Black inizia l’avvicinamento al mondiale cercando di focalizzare l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica sulla squadra e gli eventi premondiali che saranno fondamentali per scegliere gli All Blacks iridati. Henry protegge la sua riservatezza professionale usando come scudo la Coppa del Mondo, con la speranza per tutti i tifosi kiwi affezionati a lui che la Ellis Cup diventi una coperta di linus.

Piccoli rugbisti crescono: Tana Umaga e i suoi Chiefs

Il concetto del rispetto degli anziani è un principio comune in moltissime culture, ma nel paese dei Chiefs c’è ancora tanta strada da fare, a proposito. Ne sa qualcosa Tana Umaga, l’unico giocatore di Super Rugby che 15 anni fa era sul campo ad inaugurare il campionato. Il vecchio Umaga è quindi oggetto di goliardiche prese per i fondelli, essendo il nonno di tutti i Chiefs. E lui sembra amare lo scherzo.

“I ragazzi non smettono di ricordarmi quanti anni avevano loro quando io ho iniziato a giocare – ha detto Umaga a una televisione neozelandese – Richard Kahui un giorno è venuto da me brandendo una fotografia. Era uno scatto del 1997: c’ero io (ero il mio primo anno con gli All Blacks) e un ragazzino. Era lui, era Kahui! Aveva vinto un concorso radiofonico per assistere a un allenamento degli All Blacks, e così si è fatto questa foto con me… Ero così giovane, con quella tuta così ancora anni Ottanta! Con questa foto adesso tutti hanno il permesso di ricordarmi quanto sono vecchio… Ma io mi posso permettere di dimostrare in campo quanti anni in meno dimostro!”

Se il punto di vista di Umaga è questo, Kahui – che ha quasi terminato il recupero dopo l’intervento chirurgico alla spalla – la vede scherzosamente in maniera leggermente diversa:
“Avevo 12 anni e giocavo con Tokoroa, e ho avuto il piacere di conoscere Umaga. Quando ho portato la foto negli spogliatoi, devo dire che a tutti è scappata una risatina… ma sembra solo un po’ più giovane di ora, solo un pochino.”
Ma lo scherzo dell’età tocca anche a Kahui. L’astro nascente Tim Nanai-Williams, che ora ha vent’anni, ne aveva solo sette quando Umaga ha vestito per la prima volta la maglia degli Hurricanes, nel 1996, e fa notare a Kahui che in realtà buona parte del gruppo di allenamento allargato è molto più giovane anche di lui: “Molti di noi sono del ’90 e quindi hanno 19 anni, nel ’96 avevano solo sei anni.” – ha risposto tra le risate.

Scherzi a parte, però, l’età è solo un numero. Quello che l’ex capitano dei tuttineri ha portato nei Chiefs non è solo un innalzamento della media anagrafica, ma tanta conoscenza ed esperienza.
“Non molti hanno la capacità di attirare la tua attenzione e  drizzare le tue orecchie come sa fare lui” – ha detto poi Kahui tornando serio.
E ora che ha 4 anni di allenamento alle spalle, Umaga è anche lo specchio giusto per il coach Ian Foster per riflettere meglio sulla squadra le idee tattiche e di gruppo. Ma il trentasettenne ha scelto i Chiefs soprattutto per poter essere decisivo in partita, e Foster è sicuro che quando scenderà in campo, sarà proprio quello che vedremo.
“É in forma – ha detto Foster – Ha molta esperienza, ed è molto determinato. Gli abbiamo dato un po’ di respiro nel pre-campionato solo per conoscerci e metabolizzare il gioco. Abbiamo spesso avuto modo di ricordare che avere in squadra un giocatore del genere significa esercitare molta influenza sugli altri, e vista la sua carriera per noi è un bene. Sono più che sicuro che qui avrà molte possibilità di gioco e che durante la stagione il suo carisma si declinerà nella squadra.”
Sarà quindi il tempo a dare ragione a Foster: sottolineare che l’influenza di Umaga si mostrerà durante l’anno è quasi una cosa obbligata da dichiarare, dato che il forte centro praticamente non s’è ancora visto in campo. Infatti, i rigorosi allenamenti di precampionato hanno dato a Umaga qualche fastidio a una coscia, e per evitare strappi o infortuni più gravi è stato messo in regime di leggero riposo.

“Voglio fare il meglio che posso, e se la mente è ben disposta, a volte il corpo ha bisogno di una piccola pausa – ha detto Umaga – E dicendo questo, sapete che vi dico? Che me ne vado in piscina!”
Ed effettivamente, dopo due mesi e passa di preparazione precampionato, come dargli torto? Buon bagno, Tana, e in bocca al lupo per la tua nuova avventura.