Archive for 23 giugno 2011

Terzo Memorial Pierpaolo Bandinu a Nuoro il 25 e 26 giugno

Il movimento ovale della Sardegna si ritrova a Nuoro per ricordare un amico. L’ultimo fine settimana di giugno colora di musica e sport il capoluogo barbaricino, che ospita il terzo Memorial Piepaolo Bandinu. La manifestazione è organizzata dall’Asd Rugby Nuoro, società che Pierpaolo ha contribuito a fondare poco prima che scomparisse tragicamente, e dall’Anfovis (Associazione Familiari Vittime della Strada). Prenderanno parte alle gare diversi club sardi e alcuni ospiti “continentali” provenienti da Cuneo e Mantova.

Il programma prevede l’inizio delle partite sabato 25 giugno dalle ore 14.00 presso il campo CONI di Piazza Veneto. Ad aprire le danze sarà il gentil sesso, con un quadrangolare di Rugby Seven che vedrà scontrarsi tre squadre sarde e una selezione di ragazze di Cuneo e Mantova. Spettacolo assicurato quindi con la grinta del rugby in rosa. A seguire il torneo senior che assegnerà il trofeo “Bandinu”: a sfidarsi i Bulldog di Sassari, i Barbajan di Alghero e le squadre di Oristano, Olbia, Nuoro e Cagliari, per un totale di circa 150 atleti e appassionati che di certo non mancheranno di portare in meta il ricordo di Pierpaolo Bandinu con le loro azioni e giocate.

La sera lo spettacolo prosegue dalle ore 21 in poi poco lontano dal campo, presso l’anfiteatro “De Andrè”: a riunirsi stavolta sono i volti e le ugole più note e brave della musica isolana, per rendere omaggio alla vena musicale di Pierpaolo; tanti amici e artisti come Luciano Pigliaru, Alessandro Catte, i tenores, il gruppo folk “Ortobene” e Piero Marras a chiudere che si esibiranno a titolo gratuito, mentre il biglietto d’entrata – a offerta  libera – verrà devoluto in beneficenza all’Associazione Artemide onlus.

Domenica 26 le partite iniziano presto al campo CONI: la giornata è interamente dedicata ai ragazzi, e dalle ore 10 si susseguiranno incontri di mini rugby e delle categorie giovanili. Le squadre degli Under 8, 10 e 12 provenienti dai centri sardi (e non solo) si sfideranno tra loro, così come le selezioni Under 14 dell’Alguer, Cagliari, Capoterra, Nuoro, Olbia, Sassari e Sinnai. Inoltre, gli Under 16 della Nuoragliari (selezione mista di atleti di Nuoro e Cagliari) e i pari età di Sassari si contenderanno il primo trofeo “Città di Nuoro” in una sfida secca che si preannuncia all’ultima meta.

Ovviamente, al termine di ogni partita seguirà il tradizionale terzo tempo!
Un calice alzato alla salute di Pierpaolo, che da lassù sicuramente regalerà a tutti gli atleti e appassionati un caldo giorno di sole.

Tottus in pari mi intervista, e io rispondo così

Non avrei mai pensato di essere oggetto di un’intervista. Adoro le interviste perché fanno parte del mio lavoro, ma trovarsi dall’altro lato del microfono è tutt’altra cosa, davvero!

Massimiliano Perlato mi ha fatto qualche domanda per Tottus in pari, una rivista online – con annesso blog – che mette in comunicazione tutti i circoli sardi in Italia e nel mondo. Un organo di informazione che coinvolge tutto il mondo dell’emigrazione sarda organizzata, e in fondo anche io sono un po’ emigrata, tanto che quando ero all’università mi consideravo quasi uno studente Erasmus!

Scherzi a parte, A QUESTO LINK trovate l’intervista che Massimiliano ha intitolato “Il mondo magico e misterioso di Erania Pinnera“. L’intervista verrà pubblicata anche sul prossimo numero di Tottus in pari. Buona lettura! :)

Graham Henry tra All Blacks e RWC: lascia o raddoppia?

Graham Henry mette le mani avanti, ma a modo suo. Infatti è di questi giorni la notizia secondo cui il coach All Blacks deciderà solo a novembre il suo futuro lavorativo. Una scelta che secondo i maliziosi è dettata dall’esito mondiale, ma che Henry smentisce con la solita punta polemica nei confronti dei suoi detrattori. 

Nessuna porta chiusa per l’head-coach tuttonero che non esclude quindi la possibilità di lasciare il suo ruolo per allenare altre squadre in Nuova Zelanda. Le chiacchiere intorno al suo futuro post-mondiale si fanno sempre più insistenti, e le strade più accreditate al momento sono due: in caso di vittoria mondiale, il sessantacinquenne Henry potrebbe continuare a sedere nella prestigiosa panchina nazionale. Dall’altra parte l’ipotesi è che possa passare la mano al suo vice Steve Hansen, che ultimamente sta lavorando davvero bene alle sue spalle.

Alle domande della stampa, Henry ha risposto con una certa ironia, ma sottolineando con fermezza il suo ruolo di tecnico e quanto questo sia indipendente dalla grande squadra che prepara.
“La mia carriera da allenatore non dipende certo dall’esito in Coppa del Mondo – ha dichiarato – Anche se sono sicuro che per molte persone è così! Per ora non penso al futuro, è giusto che mi concentri solo sul mondiale, poi a novembre potrò pensare al da farsi.”

Durante l’ultima conferenza stampa degli All Blacks è stato anche spiegato il programma di preparazione e avvicinamento dei tuttineri alla Coppa del Mondo.
I 30 selezionati per il Tri Nations verranno convocati il 10 luglio. La speranza dei selezionatori è che il gruppo costituisca gran parte della formazione mondiale, sebbene sono consci che gli infortuni costituiranno una variabile impazzita.
I rientranti dagli infortuni, come Israel Dagg, Colin Slade, Tony Woodcock e Iasia Toeava, avranno modo di riprendere la giusta forma durante la ITM Cup. In questo senso anche McCaw potrebbe avere più tempo per recuperare dall’infortunio al piede che a febbraio è stato forse troppo sottovalutato.
Tutto lo staff All Blacks ha monitorato le vicende del Super 15 e i giocatori protagonisti, dando anche un attento sguardo ai campionati europei per tenere d’occhio gli avversari, così come avevano fatto nel novembre scorso con gli Springboks e i Wallabies.
La squadra ufficiale che parteciperà alla Coppa del Mondo sarà nominata il 23 luglio a Brisbane, in occasione dell’ultima giornata del Tri Nations contro l’Australia.
Non sono mancate comunque le solite polemiche del coach, soprattutto riguardo le nomine degli arbitri mondiali (6 dell’emisfero Nord e 4 del Sud): Henry chiede maggiore coerenza e una standardizzazione nelle interpretazioni arbitrali, che secondo lui sono ben differenti tra arbitri di diversi emisferi. Una polemica che al solito ha sollevato un polverone, nonostante tutto il mondo ovale sia abituato alle lamentele di Henry a proposito.

Il coach All Black inizia l’avvicinamento al mondiale cercando di focalizzare l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica sulla squadra e gli eventi premondiali che saranno fondamentali per scegliere gli All Blacks iridati. Henry protegge la sua riservatezza professionale usando come scudo la Coppa del Mondo, con la speranza per tutti i tifosi kiwi affezionati a lui che la Ellis Cup diventi una coperta di linus.

Final Four di pallanuoto: lo sguardo del bordo piscina

Chi non ricorda le imprese eroiche del Settebello e del Setterosa? Impossibile dimenticare per gli appassionati compulsivi di Olimpiadi e mondiali in vasca come la scrivente. Dall’inquadratura in panoramica della piscina in fase di gioco al bordo di quella stessa vasca, il tuffo è enorme. Sentirsi una profana nel tempio sacro del Foro Italico può essere una brutta sensazione. Lo è stato un po’ anche per me, abituata ai campi da rugby e alle piste d’atletica. Imbarazzo, ansia da prestazione, paura – e la sistematica certezza dei fatti – di perdersi nei cunicoli sotto le tribune, quelli che portano alle vasche. Ma quando riemergi dal labirinto dei corridoi, pass al collo e gilet “media staff” indosso, tutto sparisce.

A contendersi lo scettro di sovrani d’Europa quattro club: il Mladost di Zagabria, il Budva della omonima città montenegrina, il Partizan di Belgrado e l’italiana Ferla Pro Recco, campione uscente. I quattromila del Foro ci sono tutti, o quasi, seduti nelle gradinate, gli striscioni appesi e le voci pronte a incoraggiare i loro beniamini. Le tifoserie sono state suddivise nelle tribune di modo che quelle rivali fossero il più lontano possibile tra loro: strano per me avvicinare il concetto di tifo “esagerato” a uno sport “minore”. “I tifosi della pallanuoto sono un po’ come quelli del calcio. Ci sono stati degli scontri in passato, quindi l’iter che si segue è molto simile a quello del pallone, in questi casi.” mi dicono quelli della Vecchia Guardia, la tifoseria organizzata della Pro Recco. In particolare si temono i serbi, che con gli striscioni e i cori un po’ borderline mi hanno già fatto assaggiare il clima tipico degli eventi importanti. Per la cronaca, nessun tafferuglio in due giorni di gare.

Visti a pochi metri di distanza, i ragazzi della pallanuoto lasciano davvero senza fiato. Il tatuaggio del numero 10 del Mladost mi ruba praticamente dalla testa la metafora adatta per loro: un tritone mitologico. Scultorei e maestosi ma allo stesso tempo leggeri e potenti nel loro elemento naturale. Non guardarli mentre si riscaldano fuori dall’acqua è praticamente impossibile, e ancora di più quando – palla in mano – entrano in azione in piscina.
I primi a giocare sabato 3 giugno sono Mladost e Partizan: i serbi sono dati per vincitori, ma i croati non vogliono passare per quelli che si arrendono. Finisce comunque 9 a 12 per il Partizan. In veste di fotoreporter per la Vecchia Guardia, questo match mi è servito per scaldare i motori e rodare l’obiettivo: il mio amico Ale è stato determinante nel suggerirmi quei piccoli trucchetti per beccare l’inquadratura giusta. “Il resto lo devi fare tu.”, ha concluso sorridendo, ma per fortuna ho sempre degli assi nella manica. Infatti, anni e anni di partite seguite al cardiopalma con padre, madre e sorella incollati alla tv a tifare gli azzurri (e non solo) hanno dato i loro frutti quanto meno dignitosi.

Conoscere e capire la pallanuoto è davvero un’arte nobile e complessa proprio come questo sport di fatica e sacrificio. La maggior parte di quello che di illecito accade in una partita succede sotto il bordo dell’acqua: colpi proibiti, movimenti e – ho sentito anche io – qualche parolina dolce tra avversari. Il centroboa nella pallanuoto moderna è un po’ come il bomber del calcio, ed è anche quello che “affonda” più spesso per mano del difensore avversario. Difensore che a dispetto del ruolo può essere anche un ottimo attaccante, come dimostra la classifica capocannonieri del campionato italiano, guidata – appunto – da un difensore della Pro Recco. Essere mancini, in questo sport, è un plusvalore eccezionale: una specifica posizione da ricoprire in fase offensiva avvantaggia per velocità ed efficienza biomeccanica chi usa la mano sinistra per scrivere. Il portiere, poi, è colui che mi ha sempre affascinato per il gesto atletico che compie: parare la palla significa sollevarsi dall’acqua per oltre tre quarti del proprio corpo. A vederlo sembra quasi un effetto speciale dei film, e dire che è tutto un gioco di gambe.

Nella seconda partita la Pro Recco liquida facilmente il Budva 9 a 4. Un po’ mi dispiace per i montenegrini, che con le loro calottine arancioni hanno portato un po’ di colore in piscina (e sugli spalti). A contendersi la coppa dei campioni Partizan e Pro Recco, mentre il Budva e il Mladost si affronteranno per la terza piazza.
La giornata di domenica promette bene: il caldo e l’afa non frenano i tifosi che stipano le tribune. A sostenere le quattro squadre anche numerosi romani, che si schierano apertamente con i recchelini.
All’inizio non ero molto interessata alla finalina tra i montenegrini e i croati: la tensione per l’atteso match della Pro Recco è contagiosa e coinvolge anche me, ma è impossibile non farsi travolgere anche dal gioco che Budva e Mladost propongono in piscina.
Una bella pallanuoto fatta di colpi di scena e gol che si susseguono nei quattro tempi regolamentari, dove le due squadre giocano a rincorrersi. Non basteranno i tempi supplementari a decretare la terza squadra più forte d’Europa: il Budva cede forse a livello psicologico e ai rigori sbaglia due volte. Vince il Mladost di Zagabria 14 a 12.

Il cielo si copre di nuvole e i miei obiettivi non sono luminosi come vorrei; ho paura che le fotografie escano buie e allo stesso tempo anche mosse: congelare i gesti atletici rapidissimi di questi ragazzi non è facile nemmeno per i professionisti della fotografia, con le loro focali telescopiche dagli occhi grandi grandi.
Il Partizan scende in acqua, la Pro Recco rimane invece a guardare in accappatoio. Più o meno è quello che si è visto durante la finale: l’anno scorso i serbi sono stati superati dai recchelini in semifinale, e la loro fame di rivincita è grande. La Pro Recco, invece, appare il fantasma della grande squadra che ha dominato tutta la stagione, nelle coppe e in campionato; il primo a spegnersi è il portiere Stefano Tempesti, la “saracinesca” azzurra, e con lui gli altri sei. La tribuna italiana si azzittisce lentamente davanti ai cori serbi. Difficile anche per qualche fotografo tifoso trattenere gli improperi, e dire che a bordo vasca non parlano nemmeno gli arbitri: a loro bastano il fischietto e le mani. Bizzarro per chi come me viene dal rugby, dove il direttore di gara ha addirittura il microfono.

Alla fine la partita termina 11 a 7. Il Partizan solleva per la settima volta nella sua storia la coppa, la Pro Recco applaude i meritevoli avversari, mentre i tifosi ritirano mestamente gli striscioni. Si mette pure a piovigginare, di quella pioggia estiva che dura qualche minuto e poi passa. Non è così temporanea la delusione per i recchelini, che però si preparano già alla prossima stagione.
Nota a piè di pagina: la febbre per la pallanuoto è salita anche in chi mi ha gentilmente accompagnato all’evento, sedendo tra le file della Vecchia Guardia. Inizialmente era difficile capirci qualcosa, e al termine della due giorni di gare la situazione non è migliorata granché, almeno dal punto di vista puramente tecnico. Un neofita della pallanuoto non può comprendere tutto e subito delle dinamiche di gioco, ma coglie immediatamente la passione e l’incredibile dinamicità di questo sport. E sportivamente parlando, se è pur vero che i “nostri” hanno perso, chi esce vincitrice è la pallanuoto stessa.

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