Archive for 31 maggio 2011

Oschiri ospita la mia Ritualità il 17 giugno

Arriva l’estate, e arriva anche un’altra presentazione per Ritualità della morte in Barbagia.
A ospitare me e il mio saggio saranno il comune di Oschiri, l’associazione Su Furrighesu e Roberto Carta.

E siccome siamo audaci e amiamo sfidare la superstizione, l’incontro è fissato per venerdì 17 giugno dalle ore 18.00!
Chi non viene è un fifone!

Diecimila click sopra i Pinner – scrittrice freelands

Anche i sudafricani festeggiano i miei 10mila click in 5 mesi.

Non credevo che sarei mai arrivata a toccare quota diecimila click in cinque mesi.
Diecimila, cioè il mio caro numero 10 ma senza tre zeri! Devo festeggiare, è un traguardo importante per un blog con aspirazione di sito web che in fin dei conti si aggiorna troppo poco per quanto vorrei scriverci.
E voglio festeggiare alla maniera dei redattori di Gioca Giuè, ossia scandagliando nella ricerca delle parole più bizzarre usate nei motori di ricerca per arrivare a eraniapinnera.wordpress.com.

Devo dire che non avrei mai pensato che io, kiwi platonica, sarei stata subissata di input sudafricani. Almeno una cinquantina di voci hanno a che fare con il Sud Africa, le sue città, le sue attrazioni, e i Bafana Bafana. E gli Sprinboks? Ragazzi, sono sempre una tifosa All Blacks, non penserete mica che mi metta a parlare dei Bokke qui?

Ecco quindi le best keywords, che ho selezionato con metodo per proporvi solo le voci che realmente chiedevano una risposta riflessiva, dato che hanno portato i cercatori di quelle verità a questo indirizzo.

sofferenza di una donna: non me ne parlare, caro Googlista anonimo.
mattana surf: ok, questo è un segno divino che mi vuole in Nuova Zelanda, mi sembra chiaro.
mattana pio singol: dev’essere qualcuno che cercava qualche mio antenato papa.
perchè i genitori non accettano l idea che i propri figli crescano: non lo so, devo chiedere ai genitori della scuola davanti casa mia, poi vi faccio sapere.
vasca da bagno otturata: sempre meglio la vasca del WC, soprattutto se è una metafora per il mio sito.
free lance del sud africa: avete sbagliato nazione, e di brutto pure!
storia di un canino: effettivamente, il mio cane è piccolo, ma non è un dente.
omino: ecco,questa non l’ho capita. Omino biscottino? Omino bianco? Omino cosa? Ma forse, se cercavano Gogofai, bastava scrivere Gogofai.
destinazione di zona per installazione parco giochi: non ne so nulla, ma ho un cugino geometra, se serve.
dondolo fabbricato vietnam: anche io ne vorrei uno, ma non c’è spazio a casa. Mi va bene anche una poltrona POÄNG eh, nel caso qualcuno volesse farmi un regalo.

Ecco il famosissimo bandito Pinnera

scrittrice freelands: per come è scritto, probabilmente ha googlato mia madre.
attrezzo per iniziali su camicie: ricercato da chi non ha una nonna che ricama.
rimanete in sudafrica ci sono le miniere canzone: una frase che fa un po’ apartheid, ma comunque un buono spunto che passo al mio bassista per qualche hit di successo, non si sa mai.
dove si fanno le prove allergiche a spinaceto?: ah, signò, non lo so proprio, io non sono di qui!
ho vinto concorso infermiere a padova: AUGURI!
laurea carriera nelle poste: qualunque cosa tu legga in giro, probabilmente sono fesserie, le PI non assumono.
bandito pinnera: rubo ai ricchi per dare ai poveri.
sugo inacidito: solo quello? Basta non trovare parcheggio per far inacidire la gente. Se avessi i capelli rossi, sarebbe stata una ricerca sensata.

Asd Rugby Nuoro, storia di ordinaria passione.

Questa è una storia comune, il racconto di una battaglia giornaliera in cui molti lettori probabilmente rivedranno la propria quotidianità. É una storia comune e dispiace che lo sia, per l’amore per lo sport e lo zelo che dimostra chi il rugby lo fa tutti i giorni, dal basso, con umiltà e pazienza, superando difficoltà che sarebbero insormontabili, se non fosse che i rugbisti sono davvero cocciuti.

La scommessa. É la storia di un manipolo di amici che nel 2007 decide di fondare un’associazione sportiva di rugby a Nuoro. Di questi amici sono rimasti Antonello e Davide, che con Alessio, Pietro e Vanna mandano avanti la loro scommessa. Li incontro nella palestra di una scuola, agli allenamenti degli under 8,10,12 e under 14. Fuori, in un campo incolto, lo striscione della società. “Quello è il nostro campo di patate. – dice Davide - Ce l’ha prestato un privato e tra qualche mese sarà il campo per i bambini.
Mi accolgono con calore e ospitalità, e mi regalano due gadget. Li tolgono fuori da un bugigattolo a fianco alla palestra, piccolo ripostiglio di uno stanzone di 30 mq pieno di cianfrusaglie e calcinacci.
Vedi, come siamo combinati? – continua Davide - Ci hanno dato questo spazio per tenere le nostre cose, ma se non fosse per la burocrazia inconcludente, questo posto sarebbe una club house perfetta. I genitori dei ragazzi si sono offerti di rimetterla a nuovo, ma niente: questo posto non si tocca, non ce lo danno. E così siamo senza sede.

La sede. Nomadi. Senza casa. É forse la prima difficoltà che l’ASD Nuoro Rugby si è trovata ad affrontare. Una mancanza non solo materiale, ma anche psicologica. “Non avere una sede fissa significa non poter dire a un neofita: “Ehi, noi siamo in tale posto, vienici a trovare!”. E questo è un punto a nostro sfavore. Che sicurezza può dare a livello psicologico un club che non ha una casa propria? ”, spiega Pietro.
Ma non solo. – aggiunge Davide – Non abbiamo un posto dove vedere le partite di rugby insieme ai ragazzi, perché insegnare loro il rugby è anche convivialità, voglia di stare insieme e guardare, parlare e imparare dai “grandi” della palla ovale.

Logistica. Gli allenamenti dei giovani sono terminati, i ragazzi mi offrono un caffè al bar dove lavora Alessio. Ma gli under 16 e i senior dove si allenano?, mi chiedo. “Al campo CONI.”, mi rispondono subito. Già, il campo di atletica di piazza Veneto, praticamente l’unica struttura comunale disponibile per tutte le società sportive che non praticano calcio. Il campo dello stadio Quadrivio è off-limits, perché lì si allena solo la Nuorese, la più famosa tra le società di calcio della città. Il camposcuola di piazza Veneto – così lo chiamano i nuoresi – è l’ultimo, carissimo baluardo per gli altri sport. E anche al camposcuola i problemi non si fanno desiderare.
Oltre al costo per la fruizione dello spazio, molto alto per tutte le società, ci sono anche i problemi legati alla convivenza di vari sport: se si allenano altri sport, il calcio, o l’atletica, i pali non si possono montare, a meno che non si tratti di una partita ufficiale. É una delle assurde regole del gestore del campo, come quella che quando piove non ci si può allenare. Dicono che con il terreno bagnato il campo si rovina.
Ma la cosa più grave è che i fari alti della struttura non vengono mai accesi. “In pratica d’inverno non si vede un accidente. I nostri ragazzi non sanno calciare perché se proviamo un up and under rischiamo di farci male, perché non vediamo l’ovale. E anche dalla piazzola i nostri non se la cavano bene. Calciare senza pali è difficile.” dice Davide. “Però almeno sono bravi alla mano!”, ride Pietro tra il serio e il faceto.

Diffidenza. Nonostante questo, però, il rugby piano piano sembra crescere, a Nuoro. Alcune scuole hanno risposto positivamente alla richiesta di Pietro e co. di poter spiegare il rugby all’ora di educazione fisica. E i risultati sono sorprendenti. “C’è molta curiosità verso il rugby. Le ragazze in particolare si sono proprio innamorate della palla ovale, e chissà che non possa nascere un progetto almeno per il seven rosa, più in là. Il rugby suscita interesse e fascino, soprattutto quando i ragazzi capiscono che non è uno sport violento. C’è contatto, ma non c’è violenza gratuita.”, racconta Davide. Il solito pregiudizio che attanaglia il rugby è anche a Nuoro un alto muro da scavalcare, specie se i primi a sbatterci la testa sono i genitori. “Molte mamme portano i figli e hanno paura che si facciano male perché è uno sport violento, dicono. O peggio ancora, non ce li portano perché i ragazzi hanno troppi impegni, o sono i genitori stessi che non hanno tempo per accompagnare i figli. Questa vita frenetica ammazza lo sport e i ragazzi.” commenta mestamente Vanna.

Federazione e colori della maglia. Un ulteriore ostacolo per la crescita del rugby a Nuoro (e in Sardegna) risiede nelle direttive che la Federazione ha posto per la presenza dei club ai vari campionati di categoria.
Per carità, sono dettami anche giusti, ma troppo rigidi per una regione come la Sardegna. Questi paletti rischiano di tarparci le ali. A Treviso e Rovigo magari hanno anche senso, ma qui dove siamo in pochi è dura.” dice Alessio.
Ed effettivamente, non è semplice essere presenti a tutti gli eventi e a far giocare i ragazzi, considerando il numero dei tesserati in relazione alla densità di popolazione nel territorio. In sintesi: poche, pochissime squadre in un’isola grandissima con gli eventi per categorie che si accavallano in luoghi diversi negli stessi giorni, a cui si aggiunge un numero poco folto di tesserati. Ma questo sembra essere forse l’ultimo problema dei dirigenti del rugby Nuoro, che anche stavolta riescono a vedere il lato buono della faccenda.
Non avevamo i numeri richiesti dalla FIR per partecipare al campionato under 14, e allora i nostri si sono uniti alle giovanili del Cagliari. In questo modo, il Cagliari ha partecipato al campionato senior, e i nostri ragazzi a quello giovanile. É incredibile quanto siano maturati come giocatori e come persone in pochi mesi di partite. Una crescita esponenziale.” decanta allegro Pietro. E quando gli chiedo se a loro dispiace perdere l’identità di squadra – intesa come società che partecipa indipendentemente al campionato – la risposta è di quelle che ti fanno comprendere cos’è davvero il rugby.
Un po’ ci dispiace, ma l’importante è che i ragazzi giochino. É capitato durante i tornei che i ragazzi di altre squadre indossassero la nostra maglia perché non arrivavamo a 15 per giocare, e viceversa fanno i nostri. É bello avere un’identità di gruppo, ma è ancora più bello quando questo senso del gruppo supera il colore della maglia, basta che si giochi. Le classifiche sono belle ed è giusto buttarci un occhio, ma la nostra priorità è prima di tutto insegnare il rugby e i valori autentici dello sport a questi giovani campioni.” conclude Davide.

Il sogno. Sognano una squadra senior, i cinque di Nuoro, una squadra che per vari motivi non riesce a disputare un campionato, come ha fatto due anni fa: lavoro, problemi tecnici, adolescenti che salutano la città natale per andare a studiare dove l’università c’è davvero, come Sassari o Cagliari. Alcuni dei senior di Nuoro giocano a Olbia e Oristano, e sono orgogliosi alfieri della loro città. Perché il barbaricino è un tipo tosto, che sia un pilone o un’ala.
Il sogno di questi cinque rugbisti non tentenna nemmeno per un istante, nemmeno dopo l’elenco di tutti i problemi e problemucci di cui sopra. Ma non vi viene mai voglia di mollare tutto?, ho chiesto. Pietro e Davide hanno riso di cuore, prima di rispondermi.
A volte penso: ma perché non me ne sto a casa a dormire, la domenica? E invece mi ritrovo in un anno a fare 10 mila chilometri di trasferte. – dice Davide – Perché quello che ti danno questi ragazzi, quello che ti dà il rugby è una cosa che solo chi ha giocato può capire davvero.
Noi davanti ai problemi non ci fermiamo. – aggiunge Pietro – Quando vedi questi ragazzi che giocano e diventano grandi, non puoi fermarti. Non puoi.

Lo sport a Nuoro sta morendo, ed è un peccato perché Nuoro era un esempio virtuoso per le altre città, dove tutti gli sport minori sono sempre riusciti a ritagliarsi un proprio angolo e a fare bene. E se lo sport a Nuoro, agonizzante, ha ancora una speranza di riprendersi e vivere, è anche grazie a persone come Antonello, Alessio, Davide, Pietro e Vanna.

Foto per gentile concessione di Asd Nuoro Rugby.
Per info sulla Nuoro Rugby andate sul loro sito  o sul gruppo Facebook.

 

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Song settings for a bass player

Chi scriveva che un copy deve cavarsela bene anche con la grafica, aveva ragione.
Arriva quel momento che – ti piaccia o no – le parole devono stare bene in un ambiente che… te lo devi fare tu.
E peggio ancora, arriva quel momento che le parole non servono.

Ed ecco che mi sono trovata a costruire uno schema, molto semplice e facile da fotocopiare, dell’attuale corredo elettronico di un bassista. Un bassista a caso, ovviamente, quello più pignolo e autorevole che conosca (ma paradossalmente, è anche il più adorabile).
La mia opera d’arte consiste in un A4 b/n con la stilizzazione di testata preamp e quattro pedali. Ogni controllo degli apparecchi è simboleggiato da un cerchietto, come se fossero le reali manopole.
In questo modo, il musicista ha una valida struttura alla mano che rappresenta tutto il suo armamentario elettronico, dove può appuntare con la matita di volta in volta le impostazioni per ogni canzone.
Uno strumento utile se un professionista deve cambiare settaggi sonori per ogni brano, e magari si trova a registrare o ad eseguire in studio o dal vivo un numero importante di canzoni. D’altronde, lo sappiamo tutti, che i musicisti sono sbadati e sempre distratti, per cui ricordarsi già 5 impostazioni diverse è per loro un po’ come essere affetti dalla sindrome di Asperger.

Insomma, cari musicisti in lettura, sappiate che da ora in poi posso aiutare anche voi, razionalizzando e semplificando il vostro lavoro quotidiano!